martedì 31 maggio 2011

IL MIO EROE INCONSAPEVOLE


Scrivo queste righe con le mani che tremano, il cuore che batte forte e le lacrime che mi rigano le guance. Ogni volta che affronto questo argomento mi si riapre una ferita, ora rimarginata ma che mi ricorda inevitabilmente ciò che è stato…e cioè una terribile avventura fortunatamente andata a buon fine.
Mio figlio Gabriele di 12 anni, all’età di 2 anni e 3 mesi ha ricevuto in dono un rene e un fegato da un piccolo angelo di Bologna.
Il tutto dopo un anno e 3 mesi di dialisi peritoneale fatta a domicilio per 11 ore a notte, visite, esami, interventi, ricoveri. A causa di una malattia congenita, che un nome ancora non ha, i suoi reni e il suo fegato avevano perso la loro funzionalità costringendolo ad un vero e proprio calvario; credo che qualunque genitore darebbe la vita per la propria creatura pur di non vederla soffrire in quella maniera, così mio marito ed io ci eravamo offerti come donatori di rene e parte di fegato ma i medici ci avevano consigliato la lista d’attesa; io ero molto preoccupata per i tempi d’attesa! In quel periodo, Gabriele non mangiava più così veniva nutrito per mezzo di un sondino naso-gastrico. Le notti erano un incubo: non dormiva mai; era collegato alla macchina della dialisi tramite un catetere nel pancino e alla macchina della pappa tramite il sondino. Eravamo tutti distrutti, avevamo toccato il fondo, ma…finalmente la telefonata: c’erano gli organi per Gabriele! Il trapianto è stato il ritorno alla vita, la rinascita; il mio cucciolo dopo 13 ore di intervento era vivo e stava bene. Il post trapianto è stato per noi una bazzecola in confronto alle sofferenze precedenti.
Di tutto questo ringrazio le fantastiche equipe della Dott.ssa Coppo, primario della nefrologia dell’ospedale infantile Regina Margherita di Torino, del Professor Salizzoni, primario del reparto trapianti di fegato dell’ospedale Molinette e il Dott. Bretto della chirurgia vascolare delle Molinette che si è occupato del trapianto di rene.
Un immenso grazie va ai familiari di quell’angelo che hanno permesso questo miracolo e hanno dato prova, nel loro dolore, di umanità e senso civile.
Gabriele vive grazie a quel grande dono di cui saremo riconoscenti per sempre!

Cristina Mora, mamma di Gabriele

Acoonsento alla pubblicazione

sabato 21 maggio 2011

La sconfitta della bestia nera

……due ignari destini si incrociano e si scambiano la staffetta della VITA….

PERCHE’ IO DOVREI DONARE?
Spesso evitiamo questa domanda, ritenendo che il trapianto sia estraneo alla nostra vita. Donare i propri organi e
tessuti significa salvare vite umane o curare gravi malattie. Ognuno di noi potrebbe avere bisogno di essere curato.
IO HO AVUTO BISOGNO.

23/04/2002 – NIT
? TRAPIANTO

Mio papà morì il 15/02/1988 a 58 anni di fibrosi polmonare idiopatica.
Da allora mai e poi mai avrei pensato di veder ricomparire nella mia vita questa brutta malattia che devasta il fisico e l' anima così
prepotentemente perché toglie ciò che è vita: il respiro.
Io feci il mio personale incontro con la "bestia nera" nel lontano marzo 1994. Ero incinta, Elena mia figlia, sarebbe dovuta nascere 20 giorni dopo
circa. Una notte mi venne un violento ed insistente attacco di tosse che mi portò in dispnea. Allarmata, mi recai con mio marito all'ospedale dove
avevo deciso di partorire. Dopo una radiografia, i medici mi diagnosticarono una bronchite trascurata e la dispnea aggravata dal pancione che
ormai premeva sul diaframma. Uno sciroppo, un pò di aerosol e morta lì.
Passarono gli anni, mi continuava la solita tossetta e incosciamente si insinuavano in me i primi dubbi che però assolutamente rifiutavo di
prendere in considerazione. Nel marzo 1997 decisi di andare da un carissimo medico, amico di famiglia. Egli auscultandomi il torace percepì che
qualcosa non andava. Mi fece fare un rx. Il 07/03/1997, la prima sconvolgente sentenza fu "Giovanna, mi sa che sia come il papà".
Lì il mondo mi crollò addosso.
Mi consigliò di andare subito per tutti gli accertamenti nel reparto di Pneumologia di Treviso diretto dal Prof.
Santelli. Nel frattempo recuperai la famosa radiografia fatta tre anni prima. Le radiografie si potevano
sovrapporre. E in quell'ospedale, all'epoca, non si erano accorti di nulla. Non sarebbe cambiato un granché, anzi forse è stato meglio così
perché almeno ho vissuto con serenità i primi tre anni di vita di Elena, l'ho allattata per tanti mesi ed ho continuato la mia vita. Comunque i miei
complimenti a quei medici.
Sottoposta a molteplici esami, alla fine il Prof. Santelli, al quale non sarò mai abbastanza grata per la sua bravura, professionalità, sensibilità e
lungimiranza che mi hanno permesso ad arrivare al traguardo, non poté che diagnosticare una fibrosi polmonare idiopatica bilaterale, progressiva
ed irreversibile con conseguente grave insufficienza respiratoria di tipo restrittivo.
E rieccola la "bestia nera".
Il mio futuro, ovviamente, si fece più scuro, le prospettive le conoscevo fin troppo bene. In ogni modo metabolizzato il colpo, non mi abbattei più
di tanto; continuai la mie attività quotidiane, insegnavo danza e ci riuscivo bene, facevo i miei quattro piani di scale, abituandomi a convivere con
il mio modo di respirare, con questa "spada di Damocle" e attendendo l'inevitabile e da me conosciuto peggioramento che mi auguravo arrivasse
il più tardi possibile.
L'allarme di codice rosso arrivò invece prima del voluto. Precisamente al controllo spirometrico dell' 11/09/2001 (data storica anche per tutto il
mondo) i valori erano andati al di sotto del limite di guardia. La pacchia era finita. Da lì il Prof. Santelli iniziò seriamente a parlarmi di trapianto,
possibilità che io, in quel momento, rifiutai per paura e perché non volevo accettare di essere peggiorata fino a quel punto. Dopo avermi convinta, si
mise subito in contatto con il "nostro" reparto di Chirurgia Toracica di Padova. Incontrai il Prof. Sartori l'08/01/2002, il quale mi tracciò la via che
stavo per intraprendere, premettendo subito che non sarebbe stata una passeggiata.
" LA SCALATA DI UNA MONTAGNA E' FATICOSISSIMA. MA QUANDO ARRIVI IN CIMA, IL PANORAMA E'
INDESCRIVIBILE"
Nello stesso tempo mi diede una forte speranza perché mi presentavo in condizioni fisiche molto buone che consentivano di avere tempo sufficiente.
Dopo l'effettuazione di tutti gli esami, che tutti noi conosciamo, entrai definitivamente in lista d'attesa il 23/04/2002. Nel frattempo il 26/02/2002
avevo iniziato ad usare l'ossigeno. Non dimenticherò mai il giorno che portarono i bombolotti a casa e gli occhi di mio fratello quando mi vide con
le cannucce sul naso. Per il momento aveva vinto ancora lei, "la bestia nera". Da quel momento però, le giurai una dura battaglia.
Da quel giorno io entrai nel tunnel della mia nuova vita. Era buio e la luce non si poteva vedere. Le possibilità di farcela c'erano, ma non la
certezza e non la sicurezza di avere la forza di non mollare perché purtroppo io sapevo come sarebbe evoluta la cosa. L'immagine di mio papà ,
più sfortunato di me, di quanto ha sofferto non è mai stata così limpida come in quel periodo. Mai e poi mai ho parlato tanto con lui come nei

giorni più bui e di maggior sconforto. Per rallegrarmi, mi convincevo, vedendolo sorridermi, che da lassù, da buon organizzatore qual' é sempre
stato, aveva già preparato tutto e sapeva che senz'altro sarebbe arrivato al momento giusto per me un organo donato da non si sa chi con un gesto
d'amore, di generosità e di altruismo inestimabili.
05/04/2003 - ore 4.00 di sabato mattina. La TELEFONATA " Signora, sono la dott. ssa Loy , ci è stata segnalata una donatrice compatibile con lei.
Io parto per Torino, lei arrivi al Policlinico alle 8.30. " Ho chiuso gli occhi ed ho visto realmente la luce all'uscita del tunnel.
ore 11.30 - entro in sala operatoria. Mi addormento, malata.
ore 16.00 - domenica 06/04/2003 mi risveglio in rianimazione, guarita
08/04/2003 - salgo in reparto
10/04/2003 - primo pianto di liberazione e di gioia. Magnifico
30/04/2003 - broncoscopia per rigetto. No, non c'è. Rigetto mi evoca la parola rifiuto. Come si fa a rifiutare un dono del genere? Io fin dalle prime
ore parlavo ai miei "bambini bianchi" dicendo loro di non far la lotta col nuovo arrivato, ma di giocarci insieme. Mi hanno sempre ascoltato
e tuttora mi ascoltano. ( lo stesso non vale per cito, il mio amante focoso, che non mi ha abbandonato per tutto il primo anno; penso di essere
diventata famosa in reparto per questo).
02/05/2003 - ore 20.30 " Signora, può tornare a casa ". Ho percorso il corridoio del reparto senza mai guardarmi indietro. Mi lasciavo alle spalle
un periodo della mia vita difficilissimo, la mia nuova vita aveva inizio da lì.
Arrivata a casa, ho inondato di luce e di lacrime tutte le stanze. Non vi dico a rivedere la mia bimba.
E' per lei , per mio marito, per tutte le persone che mi vogliono bene che ho lottato fino alla fine con
la "bestia nera" Le avevo giurato battaglia fin dall'inizio. Essa aveva già vinto una volta.
1 a 1 PARTITA FINITA.
La mia montagna era diventata una collina. Ora a distanza di otto anni, è un dosso e la mia vita è Meravigliosa.
Durante l'anno d'attesa ed un pò oltre ho affidato ad un semplicissimo block notes i miei pensieri, le mie emozioni, le mie sensazioni che mi
venivano in mente a qualsiasi ora della giornata e in qualsiasi momento. Buttate là, ascoltando il mio cuore, per sfogo, talvolta senza forma. Il
mio trapianto fu meraviglioso e sono sempre più convinta che qualcosa di miracoloso Lassù in tutto ciò è avvenuto. Potei togliere così il punto di
domanda e sostituirlo con una data.

23/04/2002 NIT
05/04/2003 TRAPIANTO

Ora che tutto è finito, guai se non avessi iniziato quel libretto. Ancora adesso ogni tanto lo rileggo. Mi aiuta e tenere vivo il ricordo delle sensazioni
indescrivibili provate, mi aiuta a non aver più " paura di avere paura", mi aiuta a ricordare sempre quanto non ci si rende conto mai abbastanza,
quanto vuol dire avere la salute, mi aiuta a ricordare il privilegio che abbiamo noi che abbiamo conosciuto, perché no, il pensiero della morte
di cogliere l'essenza vera delle piccole cose, mi aiuta a ricordare che la vita è bella nonostante tutto perché è pur sempre la tua vita, mi aiuta a
ricordare che è normale avere momenti di cedimento perché nessuno mai ci ha chiesto di essere dei super uomini, mi aiuta a ricordare di non dar
nulla per scontato, il camminare, il parlare, il respirare, mi aiuta a non perder mai la speranza, mi aiuta a ricordare sempre le persone che soffrono
più sfortunate di noi, mi aiuta a ricordare che il TRAPIANTO E' VITA. DONARE GLI ORGANI è DONARE VITA.

Un grazie dal più profondo del cuore a quella donna e alla sua famiglia che con la loro generosità mi hanno ridato la vita.
Un grazie alla nostra insostituibile dottoressa, donna di inestimabile bravura e professionalità.
Un grazie alle preziosissime mani del nostro carissimo Chirurgo
Un grazie ai nostri Pneumologi di fiducia.
Un grazie a tutto il personale del reparto, ineguagliabile nelle sue capacità e dedizione alla "nostra grande famiglia".
E un grazie a mio papà, al quale dedico questa mia semplice storia.

Giovanna CORDER

Potete pubblicare questa mia testimonianza sul blog Trapianti...il dono della vita.

IL MIO AMICO O

Il 26 febbraio 2002 iniziai ad usare l'ossigeno.
La mattina mi portarono a casa i bombolotti. Ero distesa a letto: attonita, incredula, spaventata, choccata. Loro
dopo 14 anni erano rientrati a casa mia.
Subito dissi "Io non esco più di casa", disperata com'ero.
No, scherziamo!!!! Mi venne in mente subito l'esempio di mio papà e quello che mi ero sempre promessa fin
dall'inizio dell' apertura della mia dura parentesi.
Al pomeriggio stesso alle 16.00 ero fuori scuola per prendere mia figlia.
I bambini mi guardarono strabuzzando i loro ingenui occhietti: alcuni, i più audaci, i più curiosi, mi domandarono cosa

fosse e perchè avessi quei tubicini nel naso. Io semplicemente risposi" E' un aerosol speciale che viene dalla Luna
perchè non mi passa la tosse". Loro andarono via contenti perchè forse credevano di aver visto, mah, chissà, un
aerosol da extraterrestre :-) :-) .
Subito, come è mia abitudine per sdramatizzare le cose, diedi un nome allo stroller e al bombolotto. Li chiamai CIP (
lo stroller ) CIOP ( il bombolotto), facendo così anche la felicità di Elena, mia figlia che allora era una piccola bimba di
8 anni. Quante volte poi parlavamo e scherzavamo su di loro: spesso le dicevo che quando la mamma sarebbe
guarita avrebbe preso Cip e Ciop e buttati fuori dalla finestra lanciandoli come un frisbee....e per strada sarebbero
arrivati in testa a qualcuno .....ohi, ohi, che male!! e Elena giù a ridere :-) :-).
In casa, soprattutto la notte, mi attaccavo a Ciop, invece, finchè le forze me lo permisero portavo fuori Cip dentro uno
zaino aperto in alto, sulle spalle. Uscivo, camminavo, andavo per negozi, in macchina dosando la quantità a seconda
della necessità e a quello che mi avevano detto i medici.
Quando, invece, la malattia iniziava sempre più a farsi sentire, le forze ed il fiato erano quelli che erano, Cip lo misi

su un carrellino e me lo trascinavo a mò di cagnolino, quando ovviamente non ero accompagnata da qualcuno.
La cosa più fastidiosa che ricordo è , avendo passato anche l'inverno insieme a Cip e Ciop, il naso sempre freddo a
causa del flusso gelido che costantemente entrava. Mi ero anche procurata un piccolo cappuccio di lana da collocare
sul naso...ma niente...certe sere arrivavo talmente stanca che, avendo il naso praticamente congelato, non riuscivo
più a capire se respiravo, quanto, che ossigenazione avevo...e via a misurare col saturimetro...mah che confusione!!!
Contuinuavo a fare la mia cyclette con CIOP perchè l'unico modo per non farsi infinocchiare proprio del tutto dalle
nostre malattie è quello, finchè si può, di mantenere attivi i muscoli soprattutto quelli polmonari. Perfino, ricordo,
venerdì 4 aprile 2003, la mattina prima della mia "chiamata" ero lì in sella con l'ossigeno ormai a gogò, ma dovevo
farlo!!! (Ovviamente seguendo, e sempre lo dovete fare, la quantità che vi serve secondo il giudizio dei medici. Il
livello di guardia scende quando si va sotto i 90 di ossigenazione).
Tornata a casa dal trapianto, Cip e Ciop erano stati collocati, per mio ordine, fuori sulle scale. In quel momento non
avevo il coraggio, la voglia di vederli. Un giorno mi capitò di uscire per recuperare una bottiglia d'acqua. E lì li rividi.

Dissi loro "Grazie, amici miei, mi avete rotto sì, tanto le balle, ma solo voi mi avete tenuto in vita...grazie ed ancora
grazie, cari Cip e Ciop"
Il giorno che l'addetto al rifornimento li venne a prendere, stringendomi la mano mi salutò dicendomi " "Bene,
arrivederci" ed il gli risposi " Guardi sinceramente non vorrei più rivederlo...se non per un caffè" ed entrambi ci
mettemmo cordialmente a ridere. Per il momento....quel gentile signore non l'ho più rivisto.
Amici/che in scalata che conosco o anche altri a cui questa storia può arrivare, so che alcuni già lo fanno senza
problemi, altri non ancora, altri ci stanno pensando, altri ancora non se la sentono....USCITE FIERI, NON
VERGOGNATEVI, non avete ammazzato nessuno, non avete commesso nessun reato. Pensate quanta gente con
la coscienza sporca dovrebbe veramente chiudersi in casa od uscire con un cappuccio in testa!.
Se qualcuno vi continuerà ad osservare con occhi sì curiosi ma anche irriverenti, come è capitato non tanto a me ma
con mio papà, fissatelo anche voi e dentro di voi ditegli " Problemi, se sono malato? Dio ha voluto così perchè
sono un GRANDE!"

Giovanna CORDER

Potete pubblicare questa mia testimonianza sul blog Trapianti...il dono della vita. 

giovedì 19 maggio 2011

Il racconto di vita di Crescenzo

Era il lontano marzo 1989 quanto all'improvviso la mia vita è cambiata, i miei
sogni di quello che volevo fare e essere da grande sono spariti,il sorriso si è
spento.
Tutto è diventato buio, e le unche luci che vedevo, o che credevo fossero
luci, erano gli allarmi della mia macchina di dialisi da una parte, e le
lacrime della mia mamma dall'altra.
Si la mia mamma che piangeva di nascosto per nn farmi capire che stava male,
che fino ai miei 18 anni mi ha accompagnato dovunque, è stata al mio fianco e
lo è ancora tutt'oggi, che anche se nn avevo la maturità di fare delle scelte
ascoltava sempre le mie volontà e mi seguiva in ogni mia scelta, giusta o
sbagliata.
Ancora oggi lei è la persona al quale devo tanto di quello che sono e
dell'essere uomo, anche se la vita mi ha fatto crescere in fretta, e di errori
ne ho fatti tanti, ma lei è sempre li a prendermi per mano e guidarmi come
quando ero bambino e ancora oggi piange per me ma di nascosto.
Ora dopo questa piccola parentesi ritorniamo alla mia storia.
Nella mia adolescenza ho imparato ad osservarti, a conoscerti bene e alla fine
ad innamorarmi di te(la macchina della dialisi).
Poi nel 1991 è arrivato il momento di quella fatidica e agoniata telefonata, e
li a dire il vero anche se con paura ho ritrovato un bricilo di dignità, e di
cosa significava vivere nella normalità.
Sapevo che alle mie spalle avevo qualcuno che mi diceva ritornerai presto da
me, ed io sarò li ad aspettarti (la dialisi).
Mi sentivo forte, invunnerabile, nulla mi faceva paura, e pensavo che la mia
vita fosse cambiata, ma nel 1994 arrivò a me una mano stesa che mi disse
stringimi e vieni via con me, era il mio vecchio amore che era ritornato a
prendermi e riportarmi nel buio più asooluto.
E cosi si ritornava a contare i minuti , le ore e i giorni, di nuovo le corse
nei vari centri x inserirmi nei centri trapianti, con un unica speranza......la
VITA.....
Nel 1997 arriva la chiamata e con molti dubbi, ma con la speranza di ritornare
a rinascere a miglior vita mi recopresso il centro.
La solita preparazine, le solite raccomandazioni e si si parte, ma l'avvio nn
è dei migliori, comunque anche se dura riesco a uscire dal tunnel e ritorno a
vivere con speranze di una vita migliore, di speranze, aspirazione e la
possibilità di iniziare a relizzare qualche sogno nel cassetto.
Ma ad essere sincero nella mia mente c'era sempre una vocina che mi
tormentava...........era quella della dialisi che nn mi abbandonava.
Mi sussurrava mi hai tradito di nuovo ma io sono qui ad aspettarti e sai che
prima o poi sarai di nuovo mio.
Passano i giorni e passano i mesi e gli anni e quella vocina diveniva sempre
più flebile, fino ad arrivare ad nn sentirla più.
Ma nell'aprle del 2008 la vocina entra insistentemente nella mia mente e mi
porge di nuovo la sua mano e esattamente il 06/05/2008 mi abbandono e mi faccio
trascinare di nuovo da lei la dialisi................
oggi posso dire, anzi affermo che lei è stato il mio primo amore, e a volte mi
incazzo con lei perchè mi ha rubato l'adolescenza, il periodo più bello della
mia vita, ma alla fine come ad una donna la si perdona e si ritorna ad amre,
xkè al momento è parte della mia vita e nn mi abbandonerà mai.
Ora ancora fiducioso nella vita e nella sua bellezza mi sono reinserito in
lista d'attesa per affrontare una nuova avventura che è quella di fare un terzo
trapianto.


MARZO 1989 - 2011, LA MIA VITA.......22 anni.
Ma in questi 22 anni devo ringraziare le famiglie dei miei due angeli il quale
ho avuto il piacere di conoscere e che ancora oggi mi sono vicini e che grazie
al loro gesto d'amore mi hanno ridato x due volte la vita.


Un ringraziamento va in particolare a tutti quelli che lavorano nei centri
dialisi, nefrologia e centri trapianti che mi hanno conosciuto negli anni e che
ancora tutt'ora mi seguono e mi guidono passo passo, e sopratutto mi
sopportano.................


---acconsento alla pubblicazione...

GRAZIE

                        

Grazie, a chi ha visitato il nostro blog,
grazie a chi sta per farlo,
grazie a chi lo farà.
Grazie a chi ha dedicato un pò
del suo tempo,
per leggere le nostre storie.
Grazie a chi, per un attimo
ha condiviso, le nostre speranze,
le nostre gioie, le nostre paure,
i nostri dolori, le nostre angoscie.
Sper di cuore che i nostri scritti,
abbiano portato qualcuno
a pensare seriamente
alla donazione di organi, come un gesto d'amore.
Grazie di tutto cuore
a voi tutti  da parte di tutti noi
che viviamo nell'attesa.

(Luciana Favuzzi)

La storia di Carmela

Nel 1993 mi ammalo di glomerulonefrite a causa di una dieta, il medico a quei tempi mi ha curato con psicofarmaci, che in due mesi mi ha letteralmente ucciso due reni, infatti: a maggio comincio la cura e ad agosto vengo ricoverata di urgenza in ospedale. Il 13 agosto faccio la mia prima dialisi e da quel giorno passeranno due anni, riesco ad entrare in lista trapianto il 18 settembre del 1994 e fortunatamente dopo 7 mesi mi viene dato l'allarme al trapianto alle 10.30 di sera corro in ospedale per gli ultimi accertamenti ed il giorno dopo il 19 aprile del 1995 alle 14.00 vengo trapiantata a Bergamo all'ospedale riuniti dal più grande dei luminari di trapianti di organi: Prof. Locatelli.
il mio rene ha funzionato subito e da allora sono passati 16 anni. Il mio trapianto è stato fatto da cadavere e le uniche informazioni che mi hanno dato in merito sono state: il donatore era un ragazzo di 23 anni morto in un incidente motociclistico nel bergamasco e mi ha donato il rene sinistro. Grazie al mio ANGELO oggi rivivo e mi godo mia figlia che oggi ha 20 anni e che nel momento in cui mi sono ammalata aveva soltanto 2 anni, due mesi fa mi a figlia ha preso una decisione importante: è andata al Policlinico della mia città (Milano) all'ufficio iscrizioni per la donazione degli organi, si è iscritta e da allora è una futura donatrice di organi, io sono felice e fiera della sua scelta. Basta veramente poco per compiere un gesto cosi importante la sua frase riferitami è stata quella di: "farò un dono anche io un giorno, ricambiando il dono che un giorno fecero a te!" compiere questo immenso gesto di generosità e amore ci rende forti.
Ciao Sergio spero che il mio racconto ti possa essere utile, con affetto Carmela :)



acconsento alla pubblicazione della mia lettera    (AUGURANDOMI CHE POSSA SERVIRE) nessun problema alla pubblicazione del mio nome di battesimo Carmela  ciao a tutti

domenica 15 maggio 2011

( SI ) Una semplice parola con molti significati.

La parola SI apre sempre molte strade nuove, la parola NO chiude sempre ogni speranza, è così nella vita di tutti i giorni come nelle grandi scelte della nostra esistenza.
SI, meraviglioso albero pieno di radici e rami fioriti, NO arido deserto davanti al quale non cresce nulla.
La vita comincia con un SI e a volte serve un SI per poterla proseguire.
SI detto in chiesa davanti al parroco unisce due persone in matrimonio e si crea una famiglia.
Quando si chiedeva ai nostri genitori di andare fuori con gli amici e ti sentivi dire
SI eri felice.
Quando chiedi comunque qualcosa di importante e ti senti rispondere
SI sei una persona felice.
Quando hai la salute spesso si è egoisti, non si pensa a niente, solo a se stessi.
Quando vai in ospedale a trovare parenti o amici pensi sempre che a te non succeda mai niente, ti vanti della tua fortuna, spesso si è indifferenti.
Quando ti capita una disgrazia, nessuno comunque è preparato, un tuo caro è morto, non c'è più nulla da fare, sei distrutto, ma qualcuno ti chiede una cosa:
vuole donare gli organi? l'attimo più brutto di una persona davanti ad una simile domanda, l'attimo in cui non c'è tempo per pensare, si deve solo decidere: SI o NO
Niente cambia la morte, ma con la parola
SI si riaccende una nuova vita a molte persone, persone che senza questo SI stanno per morire, non hanno più nessuna speranza, non ci sono cure per la malattia che si ha, serve solo un trapianto.
Queste poche righe le ho potute scrivere grazie ad una persona che davanti alla morte del proprio caro quando si è sentita chiedere:
vuole donare gli organi? in quel momento di dolore ha avuto la forza di dire SI ridando la vita a me e a diverse altre persone.
Questo dono è molto difficile da fare, ma un domani chiunque di noi si potrebbe trovare davanti alla morte, sperando che qualcuno dica un
SI per poter continuare a vivere.
La scienza è arrivata a far rivivere una persona che sta per morire, ma senza quella piccola parola
SI la scienza non può fare nulla.
16 agosto 2009 qualcuno ha detto
SI il 17 sono ritornato a nuova vita.
Grazie, a tutti coloro che hanno la forza di donare.
Per contatti: sergio.penolazzi@alice.it

Acconsento alla pubblicazione su Trapianti...il dono della vita

Grazie Davide....mamma e papà

DAVIDE....DOLCISSIMO AMORE NOSTRO.....
 
GRAZIE PER LA TUA IMMENSA GENEROSITA' CHE TI HA SEMPRE CONTRADISTINTO FIN DA  QUANDO ERI QUI CON NOI.....ANCHE DOPO LA TUA MORTE IL TUO NOBILE GESTO HA RIDATO LA VITA A TANTE ALTRE PERSONE, HAI PERMESSO A PERSONE DI RIVEDERE UN BEL TRAMONTO....UNA BELLISSIMA ALBA....HAI PERMESSO DI FARE RIASSAPORARE DI NUOVO LA VITA A COLORO CHE NE AVEVANO BISOGNO. TU ANGELO MIO, HAI SEMPRE CREDUTO NELLA DONAZIONE, COME TRA L'ALTRO IO E PAPA'...
TI AMIAMO DI BENE!!!!!...MAMMA E PAPA'
 
**** DO IL CONSENSO A PUBBLICARE QUESTO MIO RINGRAZIAMENTO A MIO FIGLIO SU....TRAPIANTI....IL DONO DELLA VITA.....DORIA

sabato 14 maggio 2011

IL DONO PIU' GRANDE


“Lei non potrà e non dovrà più fare lavori pesanti, ma può fare domanda di pensione, mi dispiace ma l’unico rimedio per questa malattia è il trapianto, ma non si preoccupi perché soltanto un caso su mille peggiora fino a questo punto”,questo mi è stato detto in ospedale dopo avere avuto la notte prima un fortissimo dolore al petto, fino al punto di sentirmi mancare,. Sul momento restai come sconvolto, mi aggrappai all’idea che il dottorestesse scherzando per poi dirmi “ sa lei è sano come un pesce” oppure “lei stava proprio per credere al mio scherzo il suo era un semplice malore passeggero”,  ma aimè solo quando compresi che non si trattava di uno scherzo ma che era tutto quanto vero, che la diagnosi fu “cardiomiopatia dilatativa idiopatica aritmogena”pensavo che a me non sarebbe mai potuto capitare una cosa del genere, mi sentii crollare il mondo addosso, i miei occhi si riempirono di lacrime, che a stento riuscivo a trattenere per mostrarmi  forte e non sembrare un bambino, anche se non piansi in quel momento avrei voluto essere solo e lasciarmi andare in un pianto liberatorio.  Intanto la mia salute andava peggiorando vistosamente di giorno in giorno,dopo innumerevoli  ricoveri in vari ospedali, nel mese di marzo del 2004 fui inserito in lista di attesa per il trapianto all’ospedale ferrarotto di Catania, ma non pensavo che ci sarei mai arrivato a quel traguardo, al solo pensiero che per sopravvivere io doveva perdere la vita qualcun altro, mi faceva sentire un verme. Un giorno, che non potrò mai cancellare dalla mia mente, precisamente il  09/07/2004, arrivo la tanto attesa telefonata dall’ospedale, che mi diceva che c’era un cuore compatibile per me,  mi vennero a prelevare in elicottero, e nel tardo pomeriggio fui trapiantato. Da allora sono passati sette anni che io vivo grazie all’angelo che porto in petto, e anche lui vive ancora dentro di me,fin dal primo giorno il mio sogno era di conoscere la famiglia che mi ha fatto questo immenso dono, e il volto del mio angelo, e ci sono riuscito, ogni tanto vado a trovare i famigliari del mio angelo, e anche a portare dei fiori sulla sua tomba. Per concludere questa mia breve lettera, voglio dire che anche qui sulla terra ci sono degli angeli, e sono tutti coloro che pur avendo subito qualche perdita straziante, riescono ad avere la forza di far rivivere qualcun altro con un grandissimo dono: LA VITA!!! . Un grazie anche agli straordinari e bravissimi medici che rendono possibile tutto ciò. Questa è la mia testimonianza,spero che magari serva un pochettino a sensibilizzaredi più alla donazione degli organi, grazie per averla letta.
G.P.

venerdì 13 maggio 2011

La Storia Di Anna

Noi.....io e mio marito abbiamo donato gli organi di nostra figlia Cristina .
Abbiamo preso questa decisione , il momento in cui i medici dell'ospedale San
Carlo di Potenza , ci hanno comunicato che purtroppo per lei non c'era più
niente da fare . Abbiamo firmato quei documenti , sapendo che lei avrebbe
voluto così.......Lei infatti era una ragazza di 22 anni , molto solare ,
altruista , che sapeva dare senza mai chiedere o aspettarsi nulla in cambio .
L'espianto è avvenuto nella notte fra il 16 e il 17 agosto 2007. Di Krys son
stati donati i 2 reni,il fegato e il cuore . Sappiamo che il cuore è stato
trapiantato a Cagliari , un rene e il fegato a Roma e il rene destro a Reggio
Calabria . Sappiamo che è proprio il rene destro perchè abbiamo conosciuto la
ricevente : Filomena ....una donna straordinaria !!!.......Vorremo tanto
conoscere gli altri riceventi , sapere se stanno bene , se hanno potuto
ricominciare una nuova vita....e , queste sono le cose , come spesso diciamo ,
che ci aiutano ad andare avanti............perchè dopo una così grande tragedia
, una così grave perdita , incolmabile , non è così facile , riprendere a
vivere  !!!..........grazie a voi
tutti......
Anna Margherita.
  Potete pubblicare questa mia lettera
ma49a@libero.it