martedì 28 febbraio 2012

Doria, mamma di Davide

Mi chiamo Doria DE POLO,  questo è un appello che fa una mamma a cui è morto il proprio figlio unico il 21.04.2008…..e che il suo UNICO desiderio che purtroppo mi è rimasto ( non posso avere altri figli ), sarebbe quello di conoscere, anche solo telefonicamente chi ha ricevuto gli organi di DAVIDE.
Vi scrivo questa e-mail......per farvi conoscere mio figlio 
☆ ★ ☆    Davide....un ragazzo..unico, nei suoi 18 anni che ha vissuto li ha vissuti contornato da tanto amore sia da noi genitori, parenti ed amici....e anche lui ha dato tantissimo amore.
Era il figlio che ogni genitore vorrebbe avere, educato, sempre sorridente, solare, amava la vita.....
un amico con la (A) maiuscola. le sue passioni: la cucina e la moto.
Lui ti dava consigli, se ti vedeva seria/o faceva in modo di farti sorridere...

per gli amici si faceva in quattro era per tutti loro.....
il punto di riferimento......
aveva vari soprannomi:  ☆ ★ ☆  DADO..MORBIDO. ☆ ★ ☆
☆ ★ ☆    Poi il 18.04.2008 il destino ha deciso di metterci lo zampino, ha avuto un incidente ed il 21.04.2008  e andato in morte cerebrale.......
☆ ★ ☆   Lui come noi credeva nella donazione degli organi....generoso fin dopo la morte.
Nonostante la sua breve vita....ha lasciato a tutti coloro che l’ hanno conosciuto un grande insegnamento, ma soprattutto un grande vuoto che nessun altro riuscirà mai a colmare.

 ☆ ★ ☆ Davide era..è .. e rimarrà sempre UNICO PER TUTTI. ☆ ★ ☆

DAVIDE E DECEDUTO ALL OSPEDALE MAGGIORE DI BOLOGNA IL 21.04.2008
☆ ★ ☆   I SUOI ORGANI SONO STATI ESPIANTATI DALLE ORE 22 DEL 21 APRILE FINO ALLE ORE 2.00 DEL 22 APRILE. ☆ ★ ☆

****cuore: trapiantato ad un signore di 55 anni residente in Emilia - Romagna (trapianto eseguito a Bologna.. (Ospedale S.Orsola),
****rene e pancreas: ad un signore residente in provincia di Milano trapianto eseguito a Parma ( Ospedale Maggiore),
****rene e fegato: ad un signore residente in provincia di Teramo trapianto eseguito a Modena ( Ospedale Policlinico).
****trapianti di cornea  un uomo e a una donna; ( intervento eseguito dopo circa 10 gg. Dalla morte di Davide )
****12 i malati ( di età compresa tra i 13 anni ed i 59 anni ) che hanno beneficiato del dono delle ossa di
Davide, i trapianti sono stati effettuati nei mesi seguenti la donazione.

Una volta guariti, i trapiantati sono tornati a casa per iniziare una nuova vita (in Emilia - Romagna, a Milano, a Teramo).
IO SO CHE PER LA PRIVACY, NON SI POSSONO SAPERE I NOMI DI QUESTE PERSONE..
.......SO CHE STANNO TUTTI BENE.

NON CHIEDO NULLA A ME BASTEREBBE SOLO SAPERE SE ANCHE COLORO CHE HANNO RICEVUTO GLI ORGANI HANNO IL MIO STESSO DESIDERIO DI CONOSCERMI O ANCHE SOLO DI SENTIRE LA MIA VOCE…QUESTO MIO DESIDERIO E’ L’UNICA RAGIONE DELLA MIA VITA…NON PENSATE CHE IO STIA CERCANDO DAVIDE IN LORO…E’ IMPOSSIBILE DAVIDE ERA E RIMARRA’ UNICO….
NON VOGLIO ASSOLUTAMENTEPER FARMI SENTIRE  DIRE GRAZIE....PERCHE' PER CHI DONA IL MIGLIOR RINGRAZIAMENTO
E QUELLO CHE QUESTE PERSONE STANNO BENE E HANNO RICOMINCIATO A VIVERE.
AL CENTRO TRAPIANTI DELL OSPEDALE. SAN ORSOLA DI BOLOGNA, MI HANNO DETTO CHE DEVE ESSERE CHI RICEVE A CHIEDERE INFORMAZIONI DA CHI HA AVUTO GLI ORGANI.
SE QUALCUNO DI QUESTE PERSONE O QUALCHE LORO PARENTE VOLESSE CONTATTARMI.....e-mail 
dado_89m@libero.it

SONO MEMBRO CON IL NOME dado_89m  NEL BLOG:  TRAPIANTI.....IL DONO DELLA VITA......POTETE PUBBLICARE QUESTA LETTERA NEL BLOG....

venerdì 24 febbraio 2012

LETTERA AL MIO ANGELO



Cerco di immaginare i tuoi occhi,
mi chiedo che colore saranno stati,
quegli occhi che ora permettono
a qualcuno/a di vedere;
vedere i volti dei propri cari
la bellezza dell'universo,
vedere con te la vita.
Metto una mano sul mio cuore,
sento il suo battito
e cerco di immaginare
il battito del tuo di cuore;
quel cuore che ora
pulsa e batte in un altro corpo
che ama, che soffre, che gioisce,
che si emoziona, che vive con te.
Guardo la mia cicatrice....
cerco di immaginarti tutta;
so che eri una ragazza,
e come tutte le ragazze,
avrai avuti i tuoi sogni,
le tue amicizie,
il primo amore, il primo bacio,
i progetti per un lontano futuro.
Quel futuro che invece
hai donato ad altri, me compresa.
Ora sento e percepisco
il dolore immenso dei tuoi parenti,
dei tuoi amici, di coloro che ti amavano:
questo non è difficile da percepire
e capire......
questo lo leggo tutti i giorni,
lo sento tutti i giorni angelo mio,
lo percepisco nelle parole delle madri
che hanno un angelo come te lassù.
Sento però anche la presenza della speranza;
quella speranza che anch'io cerco,
quella di poter conoscere i tuoi cari,
poterli abbracciare, ringraziare,
non potrò eliminare il loro dolore,
ma sicuramente lo potrò lenire.
Perciò ascoltami fa che io, e non solo io,
possa un giorno incontrarli.
Fa che tutte le madri e i padri
che hanno dato vita ad un angelo
come te, possano un giorno
riascoltare il battito del suo cuore
e rivedere i suoi occhi.
Grazie angelo mio, grazie infinte,
grazie di avermi ridato la vita
con la tua vita:TI VOGLIO BENE.
Luciana Favuzzi 20/2/2012

venerdì 10 febbraio 2012

La mia Storia…

la mia Storia amo definirla come la trama di un'opera Pirandelliana, dove di volta in volta cambiano gli attori ma la trama è sempre la stessa, ovvero ciascuno a suo modo interpreta la parte raccontando la propria storia.
La mia inizia nel 1985, ho appena compiuto 18 anni il mitico traguardo della maggiore età, iniziano le belle speranze, prendere la patente andare a lavorare essere indipendente. Faccio domanda per arruolarmi nei Carabinieri, già allora arruolarsi era un motivo di trovare un lavoro ben retribuito; faccio le visite qui in Sardegna, poi a marzo parto per Roma per l'ultima serie di visite e i quiz, se arrivi ai quiz sei dentro, ma purtroppo nel foglio della visita medica ci sono dei punti segnati a matita, inizio a pensare che qualcosa non va e infatti mi scartano. Dopo alcuni giorni arriva il referto ci sono dei valori che sono alterati, mi domando: io che sono stato il più sano dei miei  fratelli, come può essere? Allora tramite un medico amico di famiglia, che in quel periodo stava finendo la specializzazione, optiamo per fare dei prelievi, passa a casa mia fa il prelievo, ma dopo un paio di giorni mi chiama dicendomi che forse è meglio farlo a Sassari in clinica che magari durante il viaggio si possono essere alterati, vado a Sassari faccio i prelievi: non si scappa ci sono i valori della creatinina a 4.7, devo ricoverarmi. In due settimane di ricovero mi vedo il mondo crollare addosso, diagnosi: Insufficienza Renale Cronica, perchè a me? La bravissima dottoressa che mi seguiva nel reparto delle cliniche Universitarie di Sassari mi prepara a quale percorso sarei andato incontro: per un pò in terapia conservativa dieta ipoproteica e  farmaci, la dialisi ed infine il trapianto. Non mi fermo e vado a Genova all'Ospedale S. Martino al monoblocco: voglio saperne di più, ma la diagnosi è sempre la stessa: Insufficienza Renale Cronica. A Genova sto un mese, li mi chiedono se qualcuno dei miei familiari è disposto a donarmi un rene, perchè i tempi di attesa per fare il trapianto da cadavere sono lunghissimi, si propone mia madre, fa gli esami per la compatibilità, ma quest'ultima non è molto alta anzi non va bene, si costituisce una commissione medica, da una parte il chirurgo e la sua equipe, dall'altra il nefrologo e i suoi collaboratori ed un medico di mia fiducia, i nefrologi sono contrari e io do ascolto a loro per cui me ne rientro a casa. nel 1987 a novembre inizio la dialisi, per circa 5 mesi è leggera infatti la faccio solo una volta la settimana, dove i primi 2 mesi mi vedo costretto ad andare in treno ad Olbia perchè nel mio centro non c'è posto. Sempre nel 1987 a dicembre tramite il mio centro di riferimento che è quello di Ozieri, vengo inviato a mettermi in lista presso il centro trapianti di Marsiglia, che è diretto da un Professore di origini Italiane. l'Ospedale, il S.te Marguerite mi fa un pò paura poichè è una struttura vecchia, comunque rientro a casa alle ore 23.59 del 24 dicembre, si proprio come Gesù bambino, arriva anche il momento di passare alle tre sedute alla settimana per quattro ore. Intanto mando sieri per la compatibilità nei centri di Genova, Milano, Cagliari e Marsiglia e così passa anche il primo anno di dialisi, finchè a gennaio del 1989, ed esattamente il 19 alle 22.30 mi sveglia mio padre dicendomi che c'è il professore dalla Francia che mi vuole parlare. Il professore è calmo e mi dice di avere un rene per me, vado nel pallone e mi faccio ripetere tutto, come chiudo la telefonata non so che fare, allora mio padre mi dice di chiamare i carabinieri, ma a me viene un'idea: chiamo a casa il primario della nefrologia e dialisi di Ozieri, il quale mi dice di andare in ospedale al pronto soccorso che li avrebbero provveduto a chiamare infermiera e medico reperibile: dovevo fare la dialisi e si doveva attivare la procedura per farmi andare a Marsiglia. E' un puzzle che si chiude: il responsabile della Prefettura che doveva chiedere la disponibilità dell'aereo militare è il marito della mia ex maestra elementare, l'aereo militare deve portare un'altra paziente proprio a Marsiglia, si parte ed alle 06.30 sono a Marsiglia e mezzora dopo sono in ospedale, una cosa mi colpì la borsa frigo dove era sistemato il rene aveva un nome all'esterno: Mr Deriu, era per me. Il trapianto è fatto, rimango a Marsiglia circa 75 giorni a causa di qualche problemino di denti, ed infine il 4 aprile rientro giusto in tempo per festeggiare i 25 anni di matrimonio dei miei genitori, purtroppo in quel tempo che eravamo a Marsiglia viene a mancare mia nonna, ma io sono tornato a casa nuovo di zecca. Da allora sono passati 23 anni ed ogni anno festeggio con qualcuno questo mio secondo compleanno di rinascita, con una preghiera per quell'angelo che mi ha dato un pezzo di se stesso, senza conoscerci, non so molto di questo mio donatore( tranne che era una ragazza della mia età di allora: 21 anni).Le parole  di una canzone di Francesco Guccini ( la locomotiva) sono perfette per rispondere a chi mi chiede qualcosa sul mio donatore: " Non se che viso avesse neppure come si chiamava".....ma so solo che le sarò grato per tutta la vita. Oggi ho un lavoro, mi dedico al volontariato con l'aido - admo del mio paese, faccio parte di due associazioni che si occupano di dare risposte sulle malatte renali e sui trapianti: L'ASNET (che è Sarda) e L'ANED di Milano, con la quale faccio i giochi dei trapiantati e gioco come portiere della Nazionale di Calcio Trapiantati ANED. Noi che abbiamo ricevuto Dobbiamo essere sempre Testimoni.
Antonio Derìu

martedì 29 novembre 2011

Per chi è in attesa

Solo chi ha vissuto l'attesa, può capire cosa vuol dire.
Una vita non vita questa è l'attesa,
un'angoscia perenne
un sorriso sulle labbra con la tristezza dentro,
un non pensare, ed invece puntualmente
ogni tanto quel pensiero si fa strada
e rimbomba nella tua mente.
Giorni tutti uguali, pieni di speranze
che alla sera perdi, un altro giorno passato.
Il tempo passa e tu quel tempo
non ne hai molto.
Sei un naufrago aggrappato ad un pezzo di legno
in un mare in tempesta,
ma non mollare mai quel legno che ti tiene a galla,
nemmeno quando pensi di non farcela più;
allora stringi i denti e stringi ancora di più il legno.
Il cielo è sempre più buio, il mare si agita sempre più,
ma proprio allora.......
squilla il telefono, il cuore batte come un tamburo impazzito
la paura ti prende alla gola,
tremi come una foglia
il viaggio in ospedale....
guardi
come se fosse l'ultima volta il paesaggio
che ti circonda.
Poi tutto è una corsa, gli esami, la tak, è tutto pronto
allora pensi al tuo angelo
e cominci a ringraziarlo,
il buio non c'è più è spuntato l'arcobaleno, il mare è calmo.
ora dormi, ti svegli pieno di tubi e fili, sorridi
stavolta il sorriso è vero
il più è fatto, il tuo angelo è dentro te
e non ti abbandonera più.
La vita riprende a scorrere nel tuo corpo.
( Luciana Favuzzi)
.

Mariarosaria Gallo.... la mia storia


Eravamo nel settembre del 75’ . Io appena 13enne.
Quella sera mi addormentai con il futuro negli occhi e la voglia di vita.
Quella che tutte le adolescenti sognano e progettano.
Al risveglio mi sentì avvolta da uno strano malessere.
Mia madre fu la prima a vedermi in quelle condizioni.
Ero tutta gonfia. Dal viso ai piedi.
Subito il medico di famiglia ordino il ricovero.
Era uno dei primi.
Da li in poi  la mia vita fu condizionata da numerosi mesi trascorsi in ospedale.
Una dottoressa avvolta nel suo camice bianco mi avvicinò .
La diagnosi  fu un verdetto per la mia giovane età:Glomerulonefrite con sclerosi focale.
La mia vita cambiò direzione ..
Da ragazzina sana,allegra e solare,mi vidi catapultata nel mondo della malattia.
Del dolore fisico e mentale.
Fui costretta alla violenza di terapie come il cortisone,che alteravano il mio aspetto fisico.
La  mia immagine fu portata via.
Per anni non mi volli accettare .
Avevo imparato  a convivere con la malattia .
Tra controlli ospedalieri,farmaci e biopsie,tutto divenne parte integrante  del mio modo di vivere!
Privata dell’innocenza dell’età,trafitta da aghi e da occhiate spesso indiscrete,vivevo la mia vita piena di domande senza risposte.
Estate del 81. Avverto nella  notte  un senso di soffocamento.
Non riesco a respirare .
Nemmeno l’aria fresca della notte mi permetteva far entrare aria nei miei polmoni.
Dopo qualche ora,mi trasportarono in un grande ospedale della città.
Entrai in coma uremico.
Ricordo che al risveglio mi trovai in una sala operatoria.
Mio corpo su un lettino gelido , rigido senza alcun cuscino.
Mi  spalmarono  un liquido marrone .
Mi stavano preparando per la dialisi,tagliando il mio braccio per confezionar la fistola per la dialisi.
Un  nefrologo,mi spiego che la gravità delle mie condizioni non lasciava spazi alla speranza.
Gli indicatori della perdita definitiva della funzione renale erano chiari irrimediabilmente .
Mi aspettava la dialisi. L’appuntamento con lei ,tre volte alla settimana era tassativo…..
In quel momento, sentivo la mia vita sbriciolarsi tra le mani.
Bussai alla porta del futuro. Lo supplicai ma lui girò il suo volto triste dall’altra parte.
Mi si negava una vita  “ normale “.
Mi presentò un'altra fatta di sedute dialitiche, dove avrei affidato la mia sopravivenza a un rene artificiale!
Fu difficile appena 18enne, sentirmi inabile in ogni mia azione.
Mi mancava la libertà . La normalità. La voglia di poter scegliere il mio tempo senza essere condizionata da turni dialisi o malori improvvisi.
Mia madre vedendo che ogni giorno mi spegnevo dentro, decise di donarmi suo rene.
Andammo a Lione (F) per fare la tipizzazione, ma l’esito fu negativo.
Mamma era portatrice di un problema vascolare che serrava la porta della donazione.
Ultima chance restò quello del trapianto da cadavere.
Dopo otto lunghi anni di dialisi, dove vidi passare estati e primavere cercando di raccogliere spiccioli di felicità, lunghi autunni e gelidi inverni,
 una  notte del 21Maggio del 88,arrivo una telefonata da Lione .
C’era un rene disponibile per me.
Si spalancarono le porte della mia vita.
Questa volta il liquido marrone che mi spalmavano sul mio corpo ,la luce intensa della lampada che illuminava la sala ,
 cosi vicino al mio martirizzato corpo paradossalmente sembravano come se fossero avvolti di buon augurante simpatia .
E il  trapianto andò a buon fine.
Passarono  2 anni dal trapianto e mi sposai con un ragazzo che avevo conosciuto 4 anni prima .
Nel 91 nacque il nostro primo bambino .
Etienne fu il nome scelto per lui, in ricordo del mio giovane donatore che proveniva da S. Etienne. 
E dopo quattro anni ancora , nacque Emanuela.
Nel 2002 il rene donatomi aveva compiuto il suo percorso. Sono costretta alla dialisi di nuovo.
Questo ritorno in dialisi, fu più drammatico della prima volta .
Firenze 2004 . Ospedale Careggi.
 Vengo trapiantata per la seconda volta.
Oggi sto bene. !
Con la donazione io sono rinata e due vite sono nate .
I miei donatori? Sono parte di me .
Attraverso i miei figli, il loro ricordo, vivrà per sempre.
Mariarosaria Gallo.
Mariarosaria Gallo.

domenica 30 ottobre 2011

Un appello

 Sono Maria Grazia e sono stata trapiantata ad Udine il 29/10/98 ma la morte del mio donatore è avvenuta il 28/10/1998, sono stata contattata dall'Ospedale S. Maria della Misericordia di Udine la sera di quel  dì alle 19.30. Del mio donatore non conosco quasi nulla tranne che era un ragazzo giovane ed alto. Se un familiare leggerà questo appello chiedo dopo tanti di poterli conoscere e ringraziare, anche solo telefonicamente.

Autorizzo la redazione a pubblicare questo mio appello


Maria Grazia Lo Nigro
via maestri del lavoro, 50
90124 Palermo tel 0916170559- 3286125760

sabato 22 ottobre 2011

AL MIO ANGELO (scritta il 14/10/2011)

             

 Sono 18 giorni che hai la tua mano
nella mia e non mi lasci.
Non so chi eri,
non so quanti anni avevi,
non so se eri un uomo o una donna.
So solo che ora
ho due angeli con me;
il mio angelo custode,
che mi segue dalla mia nascita,
e tu che sei con me da 18 giorni.
Tu che mi hai ridato la vita,
tu che non smettero mai di ringraziare,
tu che non mi lasci mai sola.
Non so cosa poterti dare,
vorrei darti la vita che desideravi
e spero  di riuscirci.
Ti prometto però,
che prima o poi troverò
i tuoi parenti
e che li ringrazierò e consolerò
magari strappando loro un sorriso.
Vivro anche per te
aiutando gli altri,
donando amore
perchè non c'è dono più grande
che donare amore.....
e un domani, quando sarà giunta la mia ora
anche i miei di organi salveranno altre vite.
Grazie Angelo mio,
grazie ai tuoi parenti, che siano fieri di te,
e Vi prego non piangete
perchè parte di lui/lei
vive in me.
(Luciana Favuzzi)

lunedì 12 settembre 2011

La mia storia...



Avevo poco più di 14 anni quando un violentissimo mal di testa mi ha costretta a letto 3 giorni completamente priva di forze. I successivi accertamenti hanno portato alla luce che ero nata con solo mezzo rene... è iniziato il lungo cammino che 5 anni dopo mi ha portato alla dialisi e all'iscrizione in lista d'attesa per un trapianto. Ho iniziato con la dialisi peritoneale, ma poco dopo il cuore ha cominciato a dare strani segnali e si è scoperto un malfunzionamento della valvola mitrale. Passavano i mesi e continuavano le indagini cardiologiche sempre più approfondite... ad agosto dell'anno dopo sono stata costretta a passare all'emodialisi per ripetuti attacchi di peritonite e nello stesso mese i cardiochirurghi del Sant'Orsola hanno fatto un piccolo miracolo e sono riusciti a ricostruirmi la valvola. Tra settembre e novembre sono stata operata altre 3 volte per riposizionare il catetere peritoneale che proprio non ne voleva sapere di funzionare. L'8 dicembre dello stesso anno, ricominciata da una settimana la dialisi peritoneale con mille problemi, è arrivata la tanto attesa telefonata. Sono uscita dall'ospedale la vigilia di Natale con il più bel regalo che mi potessero fare: una vita da vivere. I primi mesi sono stati difficili, il cuore ancora risentiva della quasi inesistente riabilitazione dopo l'intervento e il mio sistema immunitario in un paio di mesi era quasi azzerato, tanto da richiedere un ennesimo ricovero per ridurre i rischi e capire cosa stava succedendo. Per fortuna l'ematologo ci ha visto giusto e riducendo la terapia la situazione pian piano si è normalizzata, ma fino ad allora quanta paura!

Il resto della storia è un grande amore di più di otto anni finito, una laurea, una laurea magistrale ancora in cantiere, uno stage in Ducati finito il quale ho iniziato il mio primo vero lavoro, un nuovo amore arrivato all'improvviso, l'impegno attivo con l'ANTR e finalmente, dopo tanti anni, il coraggio di conoscere la famiglia del mio angelo...
Il resto della storia, però, è anche fatto di giorni no, di controlli che a volte vanno un po' così e allora occorre aggiustare il tiro, di sintomi nuovi che ogni tanto compaiono e a cui bisogna dare una spiegazione e magari un rimedio, di ansia e paura per un futuro incerto.
Il resto della storia è fatto anche di quelle 13 pastiglie che ogni giorno mi permettono di essere viva...
Il resto della storia è che, nonostante tutto, non cambierei una sola virgola della mia vita...
Grazie Giulia...

Roberta Zioni

sabato 20 agosto 2011

La storia di Camilla

 Oggi vivo e vivo con te, caro Alessio.
Sono Camilla, una ragazza di 19 anni che vive a Carbonia.   
Da bambina ero molto vivace e spensierata e mai avrei creduto che nell' ottobre del 2001, eseguendo una semplice analisi del sangue,sarebbe improvvisamente cambiata la mia vita.Da quel giorno, ho sorpreso spesso i miei genitori piangere di nascosto;sapevo che piangevano per me, ma ignoravo il perchè.Mi dicevano che per un po' sarei dovuta andare a fare delle visite in un ospedale di Cagliari ed io, assolutamente tranquilla, ho "accolto" la notizia con serenità, perchè sapevo che stavo bene e nessuno avrebbe potuto affermare il contrario.Invece passarono settimane,mesi e i medici mi diagnosticarono una epatite autoimmune: i miei anticorpi, per cause sconosciute tutt'oggi, aggredivano il mio fegato,riconoscendolo come elemento estraneo al mio corpo.Da quel giorno, decisero che dovevo assumere massiccie dosi di cortisone e altri farmaci che alleggerivano ma non placavano l' attacco degli anticorpi verso il fegato.
Ho iniziato a capire che non sarei più guarita perchè i mesi passavano e nessun medico mi diceva che potevo sospendere quella terapia che mi indeboliva, mi faceva ingrassare e mi faceva crescere peluria in tutto il corpo.Ho sofferto tanto da piccola, perchè di colpo mi ritrovai come in una prigione, dove mi privavano della mia vitalità; e poi, a scuola sentivo che qualche compagno mi prendeva in giro perchè ero diventata robusta e avevo spesso bisogno di dormire.
La mia vita durante il periodo delle scuole medie era abbastanza tranquilla:avevo compagni che mi accettavano per quella che ero e poi ormai mi ero abituata a quello stato di apatia che la malattia mi provocava.
Compiuti i 14 anni entrai alle superiori, al liceo Classico. Ho scelto questa scuola sia perchè predisposta alle materie umanistiche, ma soprattutto perchè già da qualche anno pensavo che se nessuno aveva ancora trovato la cura al mio male, forse potevo essere io perlomeno a trovare un qualche farmaco che mi avrebbe fatto stare meglio.
Invece quell' anno del 2007, accadde qualcosa di imprevisto: verso gennaio iniziai ad avere dei collassi, a impiegare mezz' ora per un tragitto che prima facevo in dieci minuti al massimo;ma non mi preoccupavo pensando fosse lo stress scolastico.
Ma, il 10 febbraio, mi mancarono completamente le forze, non riuscivo nemmeno ad alzarmi dal letto.Fui ricoverata d' urgenza al Maciotta di Cagliari, dove da anni ero seguita.
Di quell' anno ricorderò sempre il mio 15esimo compleanno, il 12 febbraio, passato da sola in ospedale, con la consapevolezza che molto probabilmente sarebbe stato l' ultimo.
Dopo qualche giorno di dimissione dall'ospedale,a marzo mi ricoverarono al Brotzu di Cagliari per ulteriori e più approfonditi accertamenti.E se i miei anni di malattia erano sempre stati caratterizzati da una certa forza interiore, quando la situazione degenerò, arrivai alla rassegnazione: sapevo che non avrei vissuto a lungo ed è una sensazione bruttissima a 15 anni sapere che devi morire e non avrai mai un lavoro, una casa, una famiglia, non ti innamorerai,non invecchierai.
Ma poi.... ecco la notizia che forse mi poteva restituire un briciolo di speranza: una giovane dottoressa che mi seguiva al Maciotta mi disse "Sai che c'è la possibilità di un trapianto?"
Incontrai, insieme ai miei genitori, il dr.Fausto Zamboni, primario del centro trapianti. Mi disse che avrei eseguito gli esami di routine per l' idoneità dell' inserimento in lista d' attesa a giugno o luglio.
Passarono tre interminabili mesi, in cui ogni notte avevo paura di dormire perchè non ero sicura di svegliarmi al mattino. Arrivò il momento di eseguire le visite e finalmente mi inserirono in lista d' attesa.Mi rimaneva soltanto di aspettare la chiamata dalla caposala Vincenza che mi diceva "Camilla, c'è un fegato per te"
Era il 25 agosto 2007 quando quella chiamata arrivò.Avrei eseguito il trapianto il giorno dopo.Quella, fu la prima notte in tanti anni, in cui dormii serenamente: perchè sapevo che dal giorno dopo non avrei più dovuto sopravvivere, ma avrei VISSUTO.
Il risveglio dopo il trapianto fu caratterizzato da dolori atroci, ma riuscivo a sopportarli perchè per la prima volta riuscivo a sentirmi completamente libera...
Ho saputo di Alessio, il mio donatore,il giorno dopo il trapianto.Ho pianto perchè aveva la mia stessa età e meritava anche lui di vivere...
Ho deciso di farti vivere con me Alessio. Mai potrò dimenticarmidi te e di quel 25 agosto 2007,giorno in cui solamente sette piani ci dividevano; eravamo così vicini ma così lontani perchè non sapevamo ancora che i nostri destini si stavano per incrociare e mentre io mi preparavo ad una nuova vita tu te ne andavi via per sempre..è stato difficile accettare il fatto che una giovane persona stava per cedermi le sue ali,ma tu sai,caro Alessio,che sin dal primo istante,ho promesso di vivere anche per te...
Grazie all' incredibile gesto di solidarietà che è la donazione degli organi, oggi sono tornata ad essere spensierata come quando ero bambina, ho scampato la morte grazie a chi ha scelto di non sepellire gli organi di un angelo, ma di farlo vivere in qualcuno che se ne stava andando...
A un passo più in là ci sono tante altre persone, un' altra Camilla che non può sperare in un futuro se qualcuno non trasformerà la fine della vita in un nuovo inizio.Non rendere vana la morte,dalle un senso,sappi che donando gli organi salverai tante vite. 
Do il consenso a pubblicarla su questo sito.

domenica 31 luglio 2011

L'ATTESA

Un altro giorno inizia,
 ringrazio Dio
che mi da la possibilità
di viverlo.
Mi alzo da letto, vado in bagno,
mi lavo, mi guardo allo specchio
e sorrido.....
ho dei capelli bianchi
dovrei farmi la tinta,
ma non ne ho molta voglia,
poi mi dico su Luciana
non trascurarti.
Vado in cucina,
preparo la colazione,
chiamo Carlo,
Leo (il mio cane) mi segue
come un'ombra e scondinzola;
 si sveglia Stefania
e solare come la
maggior parte dei giorni
mi dice: ciao mamma tutto bene?
Sfoderando il suo bellissimo
sorriso
eh si è proprio bella
specialmente quando sorride.
Leo va verso la porta
e porta il suo guinzaglio
vuole andare giù,
scoppiamo a ridere
e lui ci guarda
spostando la testa da un lato,
come volesse dirci: ma cosa c'è da ridere?
Suonano al portone
è arrivata mia madre
entra sorridendo anche lei,
per fortuna non ha più
la faccia addolorata
che aveva all'inizio
della mia malattia, anche se so,
che a casa sua prega per me
e il suo pensiero
è sempre rivolto a me.
Comincia a muoversi
come una saetta
la guardo e penso
" Che strana la vita,
lei ha 76 anni e mi accudisce
ancora come fossi una bambina,
quando dovrei essere io
ad aiutare lei
nelle pulizie della casa".
Squilla il telefono
il mio cuore batte forte,
come un allarme impazzito
 e se fosse l'ospedale?
Rispondo con paura,
ma anche con tanta speranza,
no è mia zia
sorrido.
 Il giorno corre come sempre e monotono
ormai i giorni sono tutti uguali
come i granelli di un rosario.
Arriva la sera...
la cena, la tv e a letto,
sorrido ancora non ho mai riposato
tanto in vita mia
come da 2 anni a questa parte.
Prima di addormentarmi
 ringrazio gli angeli donatori
 e spero con tutto il cuore
 che per qualcuno
 sia arrivata la famosa telefonata.
Poi dico a me stessa
che arriverà il mio di angelo,
ora non è ancora il momento
e mi addormento
con un sorriso e una speranza.
Vivere nell'attesa
non è facile,
ma se impariamo a convivere
con l'attesa
tutto ci sembrerà più bello
e meno doloroso,
perciò amici miei
sorridete alla vita
 e prendete sotto braccio l'attesa
come fosse una cara amica
 perchè prima o poi
anche il vostro angelo
arriverà e vi farà volare
verso la vita.

( Luciana Favuzzi)