mercoledì 11 maggio 2011

La mia di storia

Salve, sono malato da tempo di cardiomiopatia dilatativa al ventricolo sx, ho avuto nella mia malattia la fortuna di stare "bene" per molti anni; ogni tanto qualche medico mi ricordava che ci poteva entrare la parola trapianto di cuore nella mia vita, non davo troppo peso a quelle parole, se non nell'immediato, ma una volta uscito dallo studio del medico, confortato dai molti anni di stabilità della malattia cercavo di non pensarci, me l'ero sempre cavata con una manciata di pillole al giorno, e a dir il vero, credevo non potesse toccare a me. Nell'estate 2010 la svolta, il cuore piano piano fatica a sostenermi, mi sento sempre più stanco e fatico a fare anche le cose più leggere. Dopo vari controlli, il bilanciamento della terapia sembra funzionare, ma qualcosa si è rotto nell'equilibrio che prima mi sosteneva. Nell'agosto del 2010 il tracollo improvviso, ricovero urgente in terapia intensiva, e diagnosi...trapianto di cuore, questa volta non potevo fuggire, ne uscendo dallo studio del medico ne nella mia mente. Settembre 2010 mi vede firmare per l'inserimento in lista trapianti, naturalmente solo dopo aver superato una serie di esami rigorosissimi, si perché bisogna avere i requisiti per poter accedere alla lista, insomma stare bene nel resto del corpo, e anche nella mente, altrimenti si chiude anche quella porta di speranza.
nel momento in cui scrivo sono 8 mesi in attesa, con alti e bassi di umore, e comunque non penso troppo alla fatidica telefonata. Se ho paura? Si ho paura dell'intervento, nonostante le rassicurazioni di amici già trapiantati conosciuti nel percorso di vita che ne viene, paura del dopo, si perché il trapianto è un ottima soluzione per tornare a vivere una vita "normale" ma ci sono delle regole rigide da rispettare per poter assicurarsi di tenere il nuovo cuore in ottimo stato, e fare attenzione alle infezioni, visto che poi si è immunodepressi; e poi l'aspetto psicologico del trapianto, su cui non mi soffermo, perché non basterebbe questo blog a spiegare bene cosa si passa.
Grazie a chi dona , grazie ai medici che lo eseguono.


Scrissi questa lettera mesi fa, la metto anche qui.

Lettera al donatore, alla sua famiglia, e a chi ancora ha dei dubbi sulla donazione degli organi.

Spesso ci si chiede il perché delle cose terribili che accadono nella vita, spesso la risposta non arriva, forse un giorno lo scopriremo, forse c’è un disegno più grande di noi che non riusciamo a capire ora in questo luogo, forse voi che ci avete lasciato sapete già. Ci avete solo preceduto, in quel viaggio che ognuno di noi è tenuto a fare che lo voglia o no.
Nonostante la morte spesso si faccia beffe di noi portandoci via da questo mondo in modi assurdi e in tempi che mai avremmo immaginato, voi avete ancora qualcosa da dire o da portare a termine, ed ecco che nasce il donatore, per volontà sua o per decisione dei suoi cari, strappa ancora un lembo di vita e la regala ad un altro essere umano, e se è vero che la vita è energia, ecco che la vostra energia continua a girare e a portare amore per il mondo.

Non sono in grado di immaginare il dolore, credo si possa capire solo provandolo, eppure voi in un momento che non lascia spazio a nulla, se non al vuoto stesso che si è creato nella vostra vita, avete trovato la forza, il coraggio, l’amore per donare la speranza ad un altro essere umano. Avete donato senza nulla chiedere, avete donato perché l’amore che vi legava al vostro caro era così grande da potervi dare anche la forza di quel gesto di straordinaria umanità.
Voglio dire anche a chi sta cercando di trovare chi ha ricevuto quell’estremo gesto d’amore, che se ritiene giusto cercare continui, e spero per loro che possano trovare pace nel conoscere le persone che ancora vivono grazie a loro caro, ma se questo non dovesse accadere sappiate fin d’ora che chi ha ricevuto il dono tutti i giorni posa la mano sul suo cuore, e guardando il cielo sa che non è solo, e grida silenzioso il suo grazie dentro di se fino a riempirgli gli occhi di lacrime.

Ma chi sono io per dire questo, io non sono nessuno, non ho niente di speciale da portare a termine, ho una famiglia, con moglie e due bambini come milioni di voi, una persona qualunque di un qualunque paese, di un’anonima città.
Sono un malato di cuore arrivato al termine della sua malattia, non esiste più terapia, non ci sono più cure per me, solo il trapianto può porre rimedio alla mia non vita. Ho il privilegio di essere ancora vivo, posso ancora giocare con i miei figli, ma non troppo altrimenti mi stanco e posso aggravarmi, posso ancora guardare mia moglie negli occhi e sussurrargli parole dolci, ma è tutto quello che la malattia mi permette di fare, posso ancora uscire a passeggio, ma dipendo dal braccio di qualcuno, e non vado lontano altrimenti non riesco a tornare. Mi ritengo comunque fortunato, vedo ancora la speranza oltre la tristezza di questo momento. Forse questo mio destino era scritto, forse devo ancora fare qualcosa, e quel qualcosa è legato a qualcuno che ancora non conosco, e forse non conoscerò mai, credo che quando i nostri destini si incroceranno, insieme porteremo a termine quella cosa segreta anche a noi stessi. Ed ecco che il senso si compie, non sono più una persona qualunque ma divento speciale, uno scrigno e tu il tesoro da custodire, per poter ancora correre insieme e sentire ancora emozioni.

Davide Alessandrini

autorizzo la pubblicazione di questa lettera.

 

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